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Venerdì, 31 Gennaio 2014

Il non-governo dell'Italia

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Il potere è anarchico, fa quello che vuole, diceva Pier Paolo Pasolini. Il nostro ormai neppure quello, fa solo casino. Scene da Montecitorio in ordine sparso: un deputato-questore (la dizione è già oltre il ridicolo) morde la mano di una grillina; un certo Segoni si indica platealmente il pube mentre interviene in Aula; un altro pentastellato entra in commissione con il casco e insulta le colleghe del Pd dicendo che sono in Parlamento solo perché sanno fare i p...; insulti vari, cori da stadio, spintoni e botte da orbi con i commessi in livrea che non sanno che pesci prendere; la preside Boldrinmeier che si barrica nei suoi appartamenti (Repubblica, pp. 2-4)

Se dovessimo ripagare il Parlamento di questi ultimi anni con la sua stessa moneta, la questura della capitale dovrebbe esaminare tutti i filmati disponibili ed emettere almeno una ventina di Daspo a carico di altrettanti signori onorevoli. E poi squalifiche a raffica, divieti d'accesso, obblighi di firma, tornelli e perquisizioni ai varchi di Montecitorio. "Teppisti a chi?", avranno pensato ieri sera migliaia di tifosi guardando i telegiornali.

Ci avevano insegnato che lo Stato ha il monopolio della violenza legalizzata ed è il custode dell'ordine. Ci avevano insegnato che la forza di uno Stato è direttamente proporzionale alla debolezza della società. Poi guardi lo spettacolo offerto dalla Camera in questi giorni e hai la dimostrazione lampante che non è vero niente: in Italia la società è frantumata ormai da anni e lo Stato è egualmente fragile.

Perché? Perché quello che vediamo in tv e sui banchi del Parlamento non è più lo Stato vero. Lo Stato vero, quello che conta, quello che ha tutta la forza che manca ai corpi sociali, se n'è andato dall'Italia già da tempo e ci ha lasciato in mano a quattro vigilantes. Che annoiandosi, ogni tanto si menano pure tra di loro.

 

fonte: www.dagospia.com

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