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Domenica, 14 Dicembre 2014

Che fine ha fatto il reddito di cittadinanza? In evidenza

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Che fine ha fatto il reddito di cittadinanza?

Uno dei cavalli di battaglia del grillo urlante prima delle scorse elezioni politiche è stato il reddito di cittadinanza. In Germania, ove esso esiste, è stato recentemente abrogato per quelle persone che, provenienti dagli stati UE, non trovando lavoro idoneo, avevano eletto residenza in quel Paese, per ottenerne il diritto.

Tuttavia, sulla scorta di previsioni economiche negative anche per la ricca Repubblica Federale, alcuni ambienti politici, per ora seppure sommessamente, invocano la revoca di questo ammortizzatore sociale anche per i cittadini tedeschi.

Il dibattito pubblico è stato suscitato dalla dichiarazione di un beneficiario del sussidio, che, invitato ad un famoso talk show televisivo, ha dichiarato che ne beneficia dalla sua istituzione, poiché i lavori propostigli in questi anni, erano in grado di migliorare il suo flusso di cassa mensile di soli 200 euro, cifra insufficiente per provvedere ai maggiori oneri di sussistenza, innescati dalla spesa occorrente per svolgere un’attività lavorativa.

Sfaccendato, parassita sociale, inabile professionale? Possibile. Resta il fatto che in Germania pur essendo i salari mediamente più elevati che in Italia ed il costo della vita inferiore, vi è una maggiore equanimità sociale. Non solo, vi è anche maggiore buon senso.

Vivere con il sussidio statale, per quanto dichiarato dal sussidiato, preclude la possibilità di fruire dei benefici veri o presunti offerti dalla nostra società. E’ una vita costellata di rinunce di beni e servizi, che non si possono acquistare. Niente d’invidiabile quindi.

L’attenzione alla spesa, l’oculatezza della gestione economica propriamente teutoniche, spostano quindi il dibattito dagli oneri sociali derivanti dall’assegno di sussistenza, al livello dei prezzi di beni e servizi, affidati al libero arbitrio del mercato.

Ad esempio: perché televisori e auto, oggi capillarmente diffusi, prodotti a milioni di esemplari, continuano a mantenere prezzi elevati?

Sono gli oneri della commercializzazione, più che della produzione e della sperimentazione e ricerca a produrre questi effetti, si dice. E la concorrenza? La salvifica concorrenza regolatrice del libero mercato, dove e come fa sentire il proprio effetto?

Nelle costituzioni degli stati democratici è variamente sancita la libertà per tutti i cittadini. Libertà nel rispetto dell’altrui, beninteso. Parte imprescindibile d’essa è la possibilità di esercitarla, dando spazio alle differenti capacità di ciascuno. Ciò realizza l’individuo e lo rende utile per tutti.

Ebbene, anziché chiedere ad alta voce onerose provvidenze economiche, che creano giustizie insoddisfacenti, emarginando gli individui, perché non dare attuazione piena a questo diritto, che emana dalla natura prima che da qualsiasi antica carta costituzionale?

Mettiamo in mora l’egoismo e lo strapotere sugli stati, esercitato da chi ha costruito monopoli dei beni e cartelli economici e ora pretenderebbe, artatamente ,di far pagare il conto a tutti gli onesti.

 

Mirco Cattani

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