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Sabato, 31 Gennaio 2015

La truffa del debito pubblico

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La truffa del debito pubblico

Titolo: La truffa del debito pubblico – Come finanziare gli speculatori con i soldi dei cittadini facendoli anche sentire in colpa

Autore: Paolo Ferrero

Editore: Derive/Approdi 2014

Da anni ci viene detto chela BCE, l’FMI e le società di rating internazionali, tengono in osservazione i conti pubblici dell’Italia a causa del debito pubblico. L’Italia è una nazione indebitata, nella quale ogni bambino che nasce ha già contratto 30.000 euro di debiti.

Il debito pubblico non è solo un aspetto economico, ma un fatto morale del quale gli italiani debbono vergognarsi. Non preoccuparsene, avrebbe conseguenze altamente negative per la nostra condizione economica generale ed in particolare per quella dei meno abbienti, facendo sprofondare il nostro Paese, nelle stesse difficoltà in cui si dibatte la Grecia.

Paolo Ferrero, rigetta questa affermazione, spiegando semplicemente quanto essa sia frutto di una costruzione politica, scaturente da un’idea dell’onnipresente e pervasivo marketing, funzionale ad interessi ampiamente estranei al benessere del popolo italiano.

Il debito pubblico, non ha niente a che vedere con la spesa pubblica e men che meno con la spesa sociale.

Il debito del nostro Paese si è gonfiato a causa degli interessi da usura pagati dallo Stato agli speculatori. Esso è infatti aumentato repentinamente a partire dal 1981, quando l’allora ministro del Tesoro decise, insieme al governatore della Banca d’Italia, di rendere autonoma la Banca d’Italia, obbligando così lo Stato a finanziare interamente il proprio debito attraverso i mercati finanziari.

Un libro che si fa leggere rapidamente, senza inutili esibizioni di astruserie economico-finanziarie, funzionali alla grande stampa per distrarre l’attenzione del lettore, dall’evidente e fraudolenta banalità dei fatti, avvalorata dalla “vulgata” corrente. Mirco Cattani

Sintesi:

Il libro spiega in modo semplice e chiaro come il debito pubblico italiano non abbia nulla a che vedere con la spesa pubblica, e men che meno con la spesa sociale. Come il debito pubblico italiano sia gonfiato artificialmente a causa degli interessi da usura volutamente pagati dallo Stato agli speculatori. Il debito pubblico, infatti, è aumentato repentinamente a partire dal 1991, quando il ministro del Tesoro Andreatta decise, con l’allora governatore della Banca d’Italia Ciampi, di rendere autonoma la Banca d’Italia, obbligando così lo Stato a finanziare il proprio debito pubblico attraverso i mercati finanziari. A partire da quella data gli interessi pagati dallo Stato sono schizzati alle stelle e con essi il debito, che dal 60% è passato al 120% in pochi anni. L’esplosione del debito pubblico è diventata l’argomento per giustificare politiche di tagli e rigore. Così, dal 1992 la spesa pubblica è stata continuamente tagliata producendo un risultato straordinario: da quell’anno lo Stato registra un avanzo primario, cioè la spesa è regolarmente minore delle entrate, fatte salve le spese per interessi. In questo modo lo Stato è diventato in questi trent’anni una gigantesca idrovora che prende i soldi dalle tasche dei cittadini e li sposta nelle tasche degli speculatori e della rendita finanziaria. Il tutto è giustificato da un enorme debito pubblico che nulla ha che vedere con la spesa, perché è tutto integralmente dovuto agli interessi da usura che lo Stato paga agli speculatori. Il libro chiarisce i termini di questa gigantesca truffa e avanza proposte su come uscirne.

 

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